sabato 27 giugno 2009

Aridaje.


Forse qualcuno di voi ricorderà Gus, il cane più osceno del mondo. Beh, come sapete alla fine il povero Gus è stato accoppato da una brutta malattia, un po' come Maicolgecson. Ecco quindi Miss Ellie, il nuovo cane più brutto del mondo! Secondo me, comunque, era più brutto Gus.

Generali.



Quanto all'esser generali, bene, a quattro anni con cappelli di carta e spade di legno siam tutti generali. Solo alcuni di noi poi non crescono.

Peter Ustinov.

Valori occulti.

E' un po' che non facciamo il nostro giochetto degli abbinamenti. Eccovi il primo, facile facile, tanto per scaldarsi:



E vabbé non era niente di che, in fondo a pensarci un po' era ovvio, come al solito. Un gioco da bambini.

Ma questa non la trovate più interessante?



Secondo me è alquanto interessante. Leggete un po' che si racconta del compagno Rizzo, purgato recentemente dai comunisti italiani e improvvisamente colto da un attacco di buona memoria (dal Corriere della Sera):

L'accusa è giunta via telegramma: «Comportamenti ostili al partito tenuti nell' ultima campagna elettorale». Pertanto, ieri mattina Marco Rizzo era davanti alla Commissione nazionale di garanzia dei Comunisti italiani a rendere conto. Ma con assoluto dissenso, spiega ora «l' indagato»: «Oliviero Diliberto non vuole pagare il conto di due imbarazzanti sconfitte nel giro di poco più di un anno, cerca capri espiatori interni e invece di dare spiegazioni è già pronta la procedura della mia espulsione dal partito». Una motivazione all' addebito del Pdci Rizzo l' ha trovata. E non ha niente a che vedere con «la larga parte della mia vita dedicata con totale trasparenza alla militanza». La situazione - spiega - «è precipitata dopo che ho fatto notare a Diliberto che diverse iniziative pubbliche locali da lui svolte nel tempo lo vedevano sempre "accompagnato" da un volto noto della P2 di Licio Gelli: Giancarlo Elia Valori. Dal 2003 al 2007 il segretario ha partecipato a ben otto avvenimenti con quest' uomo. Gli ho chiesto chiarimenti in forma riservata per non nuocere all' immagine del partito né alla campagna elettorale. Non ho ricevuto risposte plausibili, solo una procedura di espulsione». Stamattina Rizzo argomenterà la sua difesa in una conferenza stampa alla Camera, intanto però precisa: «Io non so se Diliberto sia iscritto ad associazioni segrete né m' interessa saperlo. Però ho i documenti che provano le sue frequentazioni imbarazzanti, perciò ne chiedo le dimissioni immediate: può un segretario comunista interloquire così a lungo con un' espressione di quei poteri che a parole dice da sempre di voler contrastare?».

Ma a tal proposito, o forse no, ce lo ricordiamo questo signore?


Ma sì che ce lo ricordiamo, quell'Alessandro Bianchi che spuntò come una cometa ai tempi del secondo governo Prodi, proposto dal Pdci al ministero dei Trasporti! Dai, il rettore dell'università Mediterranea di Reggio Calabria! Dai, l'urbanista che poi è passato ai ranghi del Pd!

Ooops... ho detto ministero dei Trasporti? Aspetta aspetta, provo a pescare nel mio inconscio una parola che appartenga al medesimo ambito semantico. Toh: autostrade.

Odio la dietrologia, ma l'Italia te la tira fuori con le pinze. E assume anche un senso diverso l'aneddoto di un amico di Torino, uno che militava a buoni livelli nel Pdci, sui rapporti calorosi di Diliberto con la Corea del Nord... Chissà chi glieli avrà forniti i contatti, eh? Mica un grande amico italiano di Kim Il Sung?

Mmmh, bocca mia taci, và. 

Muto sono: bacio le mani, il compasso, la traversetta, il triangolo con l'occhio, quel che vi pare. O quasi.

venerdì 26 giugno 2009

Con lui si!



Qualche tempo fa son stato a una conferenza in cui Massimo Fini e Marco Travaglio parlavano di Montanelli. Fini raccontò che una volta entrò nell'ufficio del vecchio e lo trovò tutt'intento a inveire contro i democristiani. Secondo lui erano degli avversari indegni, putridi e meschini.

"Con lui sì - disse Montanelli - che ci sarebbe stato gusto!" e dalla sua scrivania prese una foto, in una di quelle cornici in cui solitamente si mettono le immagini dei figli. Era la foto dell'omino qui sotto.


Hehehehe.

mercoledì 24 giugno 2009

Hah, questo sì che è un miracolo!

martedì 23 giugno 2009

Quell'uomo lì ha trovato.



Passiamo il confine croato con due macchine, in una il signor K e la Bufalona, nell'altra la Menade e il bizantino di quartiere.

Ci ferma un uomo corpulento e baffuto che indossa una divisa blu.

Mai fermati prima a confine croato? - ci chiede in un italiano discreto.

Rispondiamo di no, lui ci accompagna cortesemente al suo ufficio. Le ragazze vengono fatte cavallerescamente aspettare fuori, perché certe cose si discutono tra uomini.

Io e il signor K. entriamo.

L'uomo si siede alla scrivania, ci fa segno di accomodarci. C'è una sedia sola, rimaniamo in piedi. Entra anche il suo collega, smilzo, in borghese, con due vispi occhietti verdi.

L'uomo corpulento tiene un'amichevole orazione, ora in italiano ora in inglese.

In Croazia droga è illegale, come in vostro paese. Cosa importante per me, è che gente che viene in Croazia non ha problemi. 

Sono sempre stato un tipino piuttosto ascetico, ma fin da bambino bastava accusarmi di dire una bugia perché mi sentissi in colpa e assumessi un'aria colpevole. Puntualmente iniziano a tremarmi le gambe.

Allora io do a voi due possibilità:

Primo: se voi avete qualcosa, voi date a me e io vedo cosa avete. Allora voi dovete pagare, forse cinquanta euro, forse trenta, forse niente, non so. Devo prima vedere cosa voi avete.

Seconda possibilità: voi non mi date niente, e noi facciamo controllo. Ma se voi avete qualcosa, voi state sicuri che noi troviamo, quell'uomo lì trova. - indica il collega che sta in piedi, appoggiato al muro - e poi voi avrete grossi problemi, qui in Croazia e in vostro paese.

Per spiegare meglio il concetto, tira fuori una lattina di birra apparentemente ordinaria. La apre in due rivelando un contenitore ermetico di plastica.

Settimana scorsa austriaco venuto qui. Io fatto lui stesso discorso, dato stesse possibilità. Lui detto che non aveva niente. Noi abbiamo trovato questo. Quell'uomo lì ha trovato questo. Poi austriaco piangeva, chiedeva me di lasciare andare. Ma troppo tardi, lui avuto sua possibilità, lui scelto, responsabilità sua.

Ora io dà voi cinque minuti per pensare, voi uscite, parlate con vostre ragazze e poi voi dite me vostra scelta.

Io e il signor K. ci guardiamo e gli diciamo che non serve il consulto, non abbiamo niente.

Voi chiedete comunque vostre ragazze, non si sa mai.

Usciamo, chiediamo che non si sa mai, torniamo dentro, ripetiamo la risposta.

Voi fumate in Italia? - ci chiede un po' piccato.

Alla risposta negativa sbuffa. Parla un po' con il collega in croato.

Bene, potete andare. Io non vi credo, ma quell'uomo lì vi crede. Sarà per prossima volta.

Il collega ci strizza l'occhiolino vispo con aria complice.

Risaliamo in macchina, teliamo.

Cari, vecchi Balcani: non varranno le ossa di un granatiere di Pomerania, come diceva il gran cancelliere, ma ci si diverte sempre un sacco.

martedì 16 giugno 2009

Ma Ćevapčići viene da şiş kebap?



Beh, ragazzi, il vostro bizantino di quartiere si sprofonda per qualche giorno nei Balcani. Tappa in Istria e poi giù in Dalmazia, credo.

Ma prima di lasciarvi non posso non bullarmi. Era l'11 giugno, due giorni prima delle elezioni iraniane, quando dissi che la chiave per il cambiamento nel mondo islamico è la ripetizione (nel senso žižekiano del termine) della Rivoluzione iraniana. Comunque vada a finire questa rivolta, stroncata (cosa ampiamente probabile), riuscita con o senza un colpo di mano di Khamenei, sputtanata da chissà quale risvolto, il bizantino vi aveva avvertito.

A parte queste considerazioni del cacchio, con il cuore sono su quelle strade. Che dire di più? Ehm...

Allahu akbar! Allahu akbar! Allahu akbar!

Reichsminister del Turismo.



Ma vostro onore, questi non sono uomini, sono topi!

El Grinta.

domenica 14 giugno 2009

Ahi-ahi-ahi-madinejad.



Maledizione. So benissimo che i candidati riformatori alle elezioni iraniane sono di norma altrettanto corrotti di quelli conservatori, ciò non ostante avrei accolto con gioia una vittoria di Moussavi. Ma c'era da aspettarselo: i media occidentali sono sempre eccessivamente ottimisti quando si tratta di elezioni in Iran. E poi una seconda sorpresa dopo la sconfitta di Hezbollah in Libano sarebbe stata troppo. Ahimé sembra che ancora per qualche anno Khamenei voglia propinarci un governo nazionalista, antisemita e fanatico.

Quello che più mi angoscia, in queste ore, è vedere i giovani iraniani schiacciati, gli ultimi sospiri della Rivoluzione cadere nuovamente sotto i colpi del Grande Inquisitore.

Mala tempora currunt.

giovedì 11 giugno 2009

Aforisma 129. Un sorriso dei più...



Un sorriso dei più incantevoli ed enigmatici è patrimonio esclusivo (antropologico, culturale-evolutivo) delle ragazze che portano occhiali da miope, chiari s'intende, con montatura impalpabile (le lenti nere fanno di ogni donna e di ogni uomo un mostro: non le scoraggio, perché proteggono la vista). Il tipo non è infrequente: di solito è magrolino, il capello è biondo o castano chiaro, l'andatura molto svelta, dietro le lenti la luce degli occhi è pallida, lo sguardo che la natura ha limitato è rivolto a lontananze ignote. Il loro sorriso quando accenna a manifestarsi è luminosissimo. Giurerei che preannuncia, per chi le ami o amerà, una superiore estensione della felicità possibile.

Guido Ceronetti, Insetti senza frontiere.

Talking about a revolution.


Assetate sdegnano l'abbeverata
corrono al suo richiamo
tendono alla sua mano
cavalle del Profeta
Profeta, Dio lo ha in gloria, Mohammed.


Giovanni Lindo Ferretti, Cavalli e cavalle.

Ma poi in che punto storico nasce sta cattiva reputazione dei sciiti (non solo qui da noi?) che a parte a me, te e corbin stan sulle balle a tutti sembra :)

Can Sboldro.

E' un'ottima domanda questa di Can Sboldro, tanto che ci dedichiamo un post. Parlare della percezione dello Sciismo nel corso della sua storia non è cosa semplice. Proverei a distinguere almeno tre livelli di analisi. Primo è l'effettiva evoluzione dello Sciismo e delle sue numerose correnti, e il suo rapporto con l'aspetto giuridico dell'Islam. Secondo è la fama dello Sciismo all'interno dell'Umma islamica dalla sua nascita in poi. Ultima viene la percezione dello Sciismo in occidente, fenomeno invero piuttosto recente e fortemente influenzato tanto dal primo quanto dal secondo punto.

Cominciamo dal principio. Perché gli Sciiti si divisero dai Sunniti? 'Ali, nipote e genero del Profeta (su di Lui la pace), si oppose da principio all'elezione di Abu Bakr al ruolo di primo Califfo, vicario di Maometto. A posteriori, possiamo trovare diversi moventi a questa scelta.


Personale: 'Ali, in quanto parente di sangue e acquisito del Profeta, pensava di aver più diritto di Abu Bakr alla sucessione. 

Politica: 'Ali e i suoi seguaci, ben conoscendo la tendenza a dividersi in tribù del popolo arabo, volevano impedire che alla morte di Maometto la comunità ricadesse preda di vecchie lotte intestine. Di fatto l'idea di Umma fu creata dal Profeta proprio per eliminare le antiche rivalità: mantenendo l'autorità dell'Umma nelle mani dei discendenti del Profeta (ormai esterni al sistema tribale), 'Ali e i suoi compagni volevano perpetrare quest'unità. Movente primario era per loro il timore che il ritorno al tribalismo portasse nuovamente in auge le disparità tra i musulmani, cancellando un principio basilare dell'Islam di Maometto: l'egualitarismo. Davanti ad Allah tutti gli uomini sono come i denti di un pettine, disse il Profeta.

Religiosa: in quanto favorito del Profeta, 'Ali si proclamava detentore del significato esoterico del Corano, la rivelazione divina. Senza il cuore segreto della Parola, la profezia di Maometto rischiava di venir travisata, confusa e ridotta al suo freddo lato giuridico, l'essoterico.

Uno storico materialista potrebbe facilmente ricondurre la seconda e la terza motivazione a pretesti ideologici della prima. Sostenitori di questa o quella posizione potrebbero facilmente dare la preminenza a una ignorandone altre. Il fatto è che le tre motivazioni coesistono e, anzi, simboleggiano vicendevolmente l'una con l'altra. Il contesto inafferrabile che unifica i tre livelli interpretativi è di fatto l'autentica motivazione.

Detto questo, forse saprete come continua la storia: 'Ali, divenuto il quarto Califfo, fu ucciso dal governatore della Siria Mu'awiya, della famiglia degli Omayyadi (un tempo feroci oppositori di Maometto). 'Ali è considerato dagli Sciiti il primo Imam, guida, custode e interprete del nucleo segreto della religione, e alla sua morte ereditarono il suo ruolo il figlio Hasan (che secondo i Sunniti abdicò mentre secondo gli Sciiti fu avvelenato) e poi Husayn, ucciso dagli Omayyadi nella leggendaria battaglia di Karbala, 680 d.C.

Questa allegra storiella di martiri e sangue diede alla fazione di 'Ali, coloro i quali iniziarono a chiamarsi Sciiti, la loro simbologia di sacrificio para-cristologica e una liturgia basata sul colore nero e sul lutto. A questo aggiungete le loro posizioni politiche e religiose (egualitarismo, esistenza di un cuore esoterico del testo sacro che va al di là della legge) e avrete un'idea di che cosa gli Sciiti fossero in origine. Rivoluzionari.

E come tutti i rivoluzionari furono oggetto delle peggiori persecuzioni e diffamazioni da parte dei Sunniti, seguaci del potere costituito dei Califfi e poi dei Sultani. Sulle difficili relazioni odierne tra i seguaci della Shi'a e della Sunna pesa ancora la propaganda Omayyade. Nei secoli successivi, poi, gli Sciiti si mantennero fedeli al loro ruolo cercando sovente di rovesciare il potere da loro considerato illegittimo, pensate all'esempio degli Ismailiti di cui parlammo tempo addietro.

Ogni dottrina rivoluzionaria, però, tende a sviluppare a sua volta un suo dogmatismo. E questo fecero anche gli Sciiti, tanto più che la radice esoterica della loro dottrina non era facilmente accessibile (beh, altrimenti che esoterismo sarebbe?). Anche lo Sciismo, quindi, ebbe la sua shari'a, il cui rapporto con il batin, il senso segreto della rivelazione, costituisce uno dei motivi principali per la nascita di correnti e fazioni all'interno dello Sciismo stesso. Insomma, un po' come i comunisti.


Parallelamente all'esistenza di uno Sciismo dogmatico, si sviluppa a sua volta anche un altro fattore originale: l'esistenza del clero. Il cosiddetto clero sciita si forma soltanto secoli dopo la nascita del movimento, e forse non a caso, per influsso di un potere temporale sciita, l'impero dei Safavidi di Persia (1501-1722). In ogni caso, il ruolo della gerarchia religiosa rimase sempre critico nei confronti del potere, senza mai diventare un mero strumento nelle sue mani. In questo si riflette la tendenza alla struttura duplice nel pensiero sciita: essoterico ed esoterico, Profeta e Imam. Se da un lato, quindi, possiamo vedere nella formalizzazione del clero sciita un rafforzamento di atteggiamenti dogmatici (simili a quelli sunniti), d'altra parte comporta una netta separazione tra potere spirituale e temporale.

Il momento storico decisivo per la nascita dell'attuale percezione dello Sciismo nel mondo è la Rivoluzione Iraniana. Di fronte a un potere temporale del tutto screditato, il clero sciita decise di cavalcare l'ondata rivoluzionaria popolare per istituire un nuovo ordine e portare la Fede al potere. La strategia di Khomeini (il cui libro Lo stato islamico risente non poco dell'influenza hegeliana) sarebbe sembrata blasfema a uno sciita medievale, poiché porta il potere spirituale a farsi carico di quello temporale, annullando l'autorità dell'esoterico nell'espressione dell'essoterico. In effetti sarebbe interessante andare ad analizzare i possibili parallelismi tra il khomeinismo e il cattolicesimo di Ratzinger. 

L'ayatollah cercò di ovviare a questa contraddizione creando un doppio sistema di governo per la repubblica teocratica, un sistema in cui agli organi democraticamente eletti di governo e parlamento si affiancano consigli religiosi e autorità spirituali con diritto di veto. Il rovesciamento ideologico del pensiero sciita effettuato da Khomeini ha quindi creato il paradosso di un regime religioso coesistente a uno dei pochi sistemi democratici del medioriente.


Quella Rivoluzione fece conoscere alle masse del cosiddetto Occidente il mondo dello Sciismo, fino a quel momento predominio esclusivo di appassionati orientalisti. Purtroppo, l'evoluzione di quell'evento diede modo alla millenaria propaganda anti-sciita dei Sunniti di approdare sulle rive europee e americane, trovando giustificati appigli nelle politiche di Teheran.

A mio parere però, non si deve dimenticare come sia stato proprio l'Iran sciita a tentare la via di una Rivoluzione modernizzatrice, democratica, tollerante e al contempo religiosa. Che questo tentativo sia fallito a favore delle frange più estremiste e dogmatiche è prassi comune a molte rivoluzioni, come c'insegna il buon Robespierre. Resto comunque dell'idea che lo spirito della Rivoluzione del 1979 sia la chiave con cui il mondo islamico (tanto sciita quanto sunnita) potrebbe aprire i cancelli di una nuova epoca. Se mi consentite nuovamente di citare la mia musa...


Quando Heidegger caratterizza l'avvenire stesso come "essere-stato" (Gewesene) o, più precisamente, qualcosa che è "essendo-stato", egli colloca l'avvenire stesso nel passato; non, ovviamente, nel senso che viviamo in un universo chiuso in cui ogni possibilità futura è già contenuta nel passato, in modo tale che possiamo solo ripetere, realizzare ciò che è già presente nella struttura ereditata, me nel senso molto più radicale dell'"apertura" del passato stesso: il passato stesso non è semplicemente "ciò che è stato", esso contiene potenziali nascosti, non realizzati, e l'avvenire autentico è la ripetizione/recupero di questo passato, non del passato come è stato, ma di questi elementi nel passato che il passato stesso, nella sua realtà, ha tradito, represso, non è riuscito a realizzare. In questo senso oggi si deve "ripetere Lenin": scegliere Lenin come proprio eroe (per parafrasare Heidegger) non per seguirlo e fare la stessa cosa oggi, ma per ripeterlo/recuperarlo nel senso di portare alla luce le potenzialità non realizzate del leninismo.

Slavoj Žižek, In difesa delle cause perse.

lunedì 8 giugno 2009

Parliamo di elezioni.



Parliamo di elezioni, gente. Come saprete, gli occhi di tutti negli ultimi giorni erano puntati sulle elezioni in Libano, il cui risultato in effetti ha ribaltato le aspettative. La coalizione di opposizione, guidata da Hezbollah alleato con il generale cristiano Michel Aoun, ha fallito l'obiettivo di raggiungere la maggioranza. La coalizione 14 Marzo, schieramento filo-occidentale a orientamento sunnita, si è infatti confermata la prima forza del paese. Un risultato assolutamente inaspettato, che rafforza la strategia yankee in MO indebolendo invece le posizioni iraniane. Il dubbio che mi rimane, visto che 14 Marzo è finanziata abbondantemente dagli americani e dai sauditi, è se sia saggio continuare a fare affari con Ryadh, in assoluto il regime più integralista, espansionista e retrogrado di tutta la regione (Iran incluso). Finora si è rivelata sempre un'idea del cazzo, di quelle utili più che altro a far rivisitazioni urbanistiche in centro a Manhattan.


La sconfitta dell'opposizione non è tanto da imputarsi a Hezbollah, che al solito mantiene il predominio assoluto dell'elettorato sciita, quanto al fallimento del generale Aoun nel catalizzare il voto cristiano maronita, che è andato invece alle formazioni cristiane di 14 Marzo.


In minima parte si può attribuire questo risultato al discorso di Obama all'università al-Azhar del Cairo: nel corso dell'orazione l'imperatore ha infatti fatto riferimento diretto ai Maroniti parlando di cristiani in medio oriente. Tecnicamente è una cosa da buzzurri, perché si è dimenticato siriaci, greco ortodossi, armeni e chi più ne ha più ne metta, ma in questo caso potrebbe essersi rivelata utile.

Dico utile e non intelligente perché non ho tanta fiducia nei consiglieri del presidente USA, non ne avevo hai tempi di W, ne ho solo poca di più ai tempi di Boama. Credo quindi che gli abbiano suggerito di nominare i maroniti in vista delle elezioni libanesi, questo sì, ma alla possibilità che tutti gli altri si incazzino mi sa che non c'han pensato punto. 

Detto questo, permane anche nei commenti di media e politici cosiddetti occidentali questa buffa confusione per cui i sunniti sarebbero i moderati del mondo islamico e gli sciiti i fanatici. Indubbiamente esistono formazioni sciite fanatiche oggigiorno (gli ayatollah iraniani, Hezbollah), ma sciite sono anche le correnti islamiche più laiche e democratiche, penso agli Alevi in Turchia o agli Ismailiti dell'Agha Khan. Storicamente invece la Sunna è la visione più repressiva, letteralista, e imperialista dell'Islam. Bin Laden, per intenderci, è il classico integralista sunnita. Nuovamente una dispercezione, questa, di cui qualcuno prima o poi pagherà lo scotto.


Una nota conclusiva sull'università al-Azhar, fondata dai califfi fatimidi nel X secolo. I Fatimidi, tanto per dire, erano sciiti. Pur non mancando nella loro dinastia qualche caso di feroce fanatismo, nel complesso il loro regno fu il più tollerante e cosmopolita del medioevo mediterraneo. Così il buon Hans Küng su di loro, nel suo affascinante anche se non sempre condivisibile Islam:


Il quarto califfo fatimide al-Mu'izz l'Egitto deve la nuova città-reggia (costruita poche miglia a nord dell'antico insediamento militare arabo di Fustat) del Cairo (al-Qahira - "la potente, la vittoriosa") e la moschea reale al-Azhar ("la splendente"), presto dotata di trentacinque cattedre giuridiche, e che sarebbe diventata, ed è ancora oggi, la più rinomata sede accademica del mondo islamico. Il regno dei Fatimidi organizza inizialmente un sistema amministratico, economico e culturale molto riuscito che, benché sciita (perché sciita, direi io ndZ), si mostra straordinariamente tollerante, e questo non solo nei confronti della maggioranza sunnita: "Sotto nessun altro regime islamico, i cristiani e gli ebrei egiziani hanno goduto di libertà e privilegi tanto ampi come sotto il primo califfo fatimide", scrive a buon diritto Halm, islamista di Tübingen.

E tanto per continuare la deriva, mi chiedo perché ancor oggi nelle università italiane si insegni che le università sono un'invenzione europea. Quando sostenni il mio esame di storia medievale qualche anno fa, ancora andava alla grande la vulgata secondo cui il primo ateneo al mondo sarebbe stato quello di Salerno, seguita poi da Bologna. Erano le prime in Europa, certo non al mondo. "Come mai proprio a Salerno?" potrebbe infatti chiedersi qualcuno. Perché l'idea venne da al di là del mare, ecco perché.

martedì 2 giugno 2009

Wow.

domenica 31 maggio 2009

[u-to-pì-a]



s. f. 
1 modello immaginario di una società perfetta, dove gli uomini vivano nella piena realizzazione di un ideale politico e morale: le grandi utopie rinascimentali 
2 (estens.) ideale irrealizzabile, progetto inattuabile: inseguire un'utopia; le utopie giovanili.

La definizione Garzanti di utopia è carente. La integra con efficacia Slavoj Žižek:

... come se non avessi analizzato più volte i differenti significati di utopia: utopia come impossibilità semplicemente immaginaria (l'utopia di un perfetto ordine sociale armonioso privo di antagonismo, l'utopia consumistica del capitalismo contemporaneo), e utopia nel senso più radicale del realizzare ciò che, all'interno della struttura della relazioni sociali esistenti, appare come "impossibile". Questa seconda utopia è "atopica" solo rispetto a queste relazioni.

Tutto sta nel calibrare il microscopio. Questo ordine economico sociale esiste in quanto tale dal XVI secolo e può dirsi affermato globalmente solo dal XIX secolo. Ancor oggi esistono punti in cui non giunge. Quando realisti da strapazzo oppongono osservazioni trite Il vostro ordine non è si è mai realizzato, avete sempre fallito! sono sempre diviso tra pietà e disprezzo.

E' il vostro ordine che esiste da poco. Ordini altri sono sempre esistiti da che l'uomo coltiva la terra, e quasi tutti quelli passati che volete accordare alla vostra melodia in realtà seguivano ritmi altri. E altri ritmi verranno. Prima ancora, per un milione di anni il passo dell'uomo ha calcato questa terra: da un battito di ciglia soltanto egli fa ciò che pensate sia eterno. Battito di ciglia in un battito di ciglia è il vostro ordine immutabile. Che tutto sia destinato a rovina e a mutamento è ciò che mai è nuovo sotto il sole. Quante volte le parole dell'antico re furono usurpate per sostenere la vanitas vanitatum, fumo dei fumi.

Hugh for president!



Ho un candidato per la prossima presidenza del consiglio di questo sciocco paese. Tanto vale fare le cose sul serio.

martedì 26 maggio 2009

E intanto il sole tra la nebbia filtra già...

Viso d'angelo.



Il liquido amniotico della macchina era caldo, vischioso. Si avvolse ai suoi polpacci con senza un rumore, e sembrava tirarla verso il basso. Clodia salutò per l'ultima volta mamma e papà immergendosi nella vasca: l'ultima cosa che vide di loro furono i volti orgogliosi mentre le valve d'acciaio si chiudevano a spirale. Il liquido la sommerse, le entrò nelle narici, ma Clodia non aveva paura e chiuse gli occhi. Era l'inizio di una nuova vita. Un tentacolo metallico si avvicinò curioso alla ragazza, sfiorandola con pendici uncinate. Si agganciò alla tempia.

- Bene, Clodia, non hai paura.

disse l'uomo che le apparve, nel buio. Indossava una veste bianca, le mostrine dorate dimostravano la sua massima vicinanza all'empireo del Potere. Occhi scuri, circondati da poche rughe precise, la osservavano benevoli. Con una mano abbronzata le accarezzò il mento.

- Sarà breve, Clodia, e quando sarà finito potrai accedere all'Alta Corte, per adempiere al tuo sacro ruolo.
- O mio alfiere del potere, il mio corpo rimetto alle mani del Demiurgo per sorgere a nuova vita.

Clodia sorrise, aveva pronunciato bene la frase. L'aveva ripetuta così spesso davanti allo specchio, nelle ultime settimane.

- Ora dormi. Disse l'uomo.

L'alfiere uscì dal proiettore olografico e tornò all'ufficio. Decine di schermi su tutte le pareti inquadravano la giovane, sospesa nel liquido azzurro.

- Attivare gli incisori tentacolari. Modificazione zigomo, inserzione protesi plastiche e lipidi d'asporto nelle zone A, B, e K. Soprattutto K. Ristrutturazione anche, sono troppo larghe. Asportate parte della mandibola, è troppo pronunciata. Ricostruite le lombari, bisogna eliminare quell'accenno di scoliosi. Autorizzazione a procedere assoluta. Fate un buon lavoro.

I tecnici attorno a lui iniziarono a manovrare le braccia metalliche della vasca.

- E qualcuno badi che sia ben inquadrata dalle cam - aggiunse l'alfiere - il Popolo della Nazione assiste.

Clodia, nella vasca, si stava addormentando. Quasi non sentì dolore quando le lame iniziarono a sfiorarla.

Nello stesso momento, altrove, una donna lavorava frenetica al suo terminale. Alzò gli occhi alla statua severa della Dea Kali. La pregò le desse la forza. La lingua rossa della Dea sembrava deriderla. La prossima testa che prenderò, pareva dicesse, sarà la tua. Ma Lei conosceva la Dea fin troppo bene per prendere sul serio le sue minacce. Quando avviò l'operazione di hacking si lasciò andare sulla poltrona, con il sudore che le scorreva sugli occhi. Sorrise.

Le valve dell'utero metallico si aprirono, in un'onda azzurra e oleosa Clodia emerse alla luce. Davanti a lei, intorno a una grande piscina, centinaia di giovani creature giacevano distese su lunghi divani e tappeti. Tutt'attorno uno schermo olografico diffondeva l'immagine luminosa d'un paradiso tropicale.

Le microcam vorticavano nell'aria scrutando ansiosamente ogni suo movimento. Clodia avanzò verso il centro della sala, entrando in un cono di luce. Scomparsa ogni morbidezza infantile, il suo nuovo corpo statuario sembrava plasmato dalla mano d'un fabbro. In effetti lo era.


Non riusciva ad abituarsi alla nuova proporzione dei suoi pesi. Le gambe le tremavano, ma cercava di tenersi ritta: sapeva che quel momento era cruciale per guadagnarsi i Suoi favori. Il cielo caraibico si aprì in una fenditura quando l'imperatore Tiberius, allargando le coltri, entrò sulla scena.

Il ronzio delle gambe caprine lo accompagnava ad ogni passo. Impianti plastici sorreggevano ormai da lunghi secoli il corpo dell'uomo che non volle morire. Una serie di ganci tendeva sull'esoscheletro i lembi di quello che fu il suo volto, contorto in un eterno sorriso. Gli occhi, ultimo residuo della sua umanità esteriore, brillavano di gioia.

- Clodia, il tuo viso è quello d'un angelo. Consacra la tua purezza al Sommo Padre, vieni a me.

Aprì le sue braccia di burattino.

In quello stesso istante nell'ufficio dell'alfiere fece irruzione un giovane ufficiale.

- Interrompete la diretta! - disse - Un virus è penetrato nel programma di ricostruzione della ragazza!

L'alfiere volse lo sguardo agli schermi che si coprivano di caratteri sanscriti.

L'imperatore Tiberius non capì cosa stesse succedendo quando il viso d'angelo fresco di forgia di Clodia divenne nero. Dal busto della ragazza si estroflessero quattro arti aggiuntivi. Una mano artigliata sfondò lo sterno imperiale, squarciando strati di plastica e titianio fino a raggiungere l'organo avvizzito che pulsava là sotto. La cosa che era stata Clodia strappò il cuore dell'imperatore e lo portò alle fauci. Milioni di schermi propagarono l'ultimo urlo dell'imperatore innanzi ai volti attoniti del Popolo della Nazione.


Altrove. La donna chiuse il terminale, compì riverenza alla statua della Dea e uscì dal tempio, scomparendo nella giungla.

giovedì 14 maggio 2009

Il dito di Allah.



Cani e padroni di cani, posso stringervi le mani 
molto forte in uno strumento di tortura e di morte?
Elio e le storie tese. Cani e padroni di cani.

Tutte queste sterili polemiche sul fatto che Boama non fa vedere altre foto di tortura mi ha fatto tornare alla mente una storiella che qualche tempo fa mi ero lasciato scappare senza malignarci sopra.

Vi ricordate il ciccione torturatore di Abu Ghraib? Quello con il cane? Sì che ve lo ricordate, e io non ho certo voglia di rimostrarvi le foto. Beh, forse lo saprete già, ma la storia di quel tizio ha avuto un prosieguo divertente.

Un paio di mesi fa Santos Cardona, questo il nome del nostro, ha avuto una brutta giornata. Fino a quel momento poteva dire di essersela cavata: l'esercito americano l'aveva trattato con i guanti, in fondo era stato il capro espiatorio che si era addossato le conseguenze degli ordini dei suoi superiori, e queste son cose di cui lo Zio Sam tiene conto. Infatti gli affibbiarono una semplice degradazione e una multa. Bullshit.

E' così che Santos era ripartito per l'Afghanistan, come avrebbe detto il Washington Post in seguito, per riguadagnare l'onore. E' notorio infatti che i sadici impuniti si pentono andando a far beneficenza sui teatri di battaglia. Questa volta Santos operava in modo un po' più libero: faceva il contractor, che è quella graziosa parola coniata dai media per definire i mercenari tanto amati dalla junta di Bush (una simpatica congerie di sudafricani post-apartheid, fanatici delle armi d'oltreoceano e neofascisti europei).

Ma veniamo al nostro fatidico giorno di marzo. Un autoblindo pieno di mercenari viaggiava gaio sulle strade dell'ameno altipiano centroasiatico quando Santos, vecchio volpone, decise di scendere con il suo inseparabile cane per andare in esplorazione. Beh, si potrebbe dire che ebbe un gran culo perché un momento dopo il blindato, con tutti i suoi amici dentro, andò a saltare proprio su una mina (invero piuttosto potente) piazzata poco prima dagli infingardi tali-tali-tali-taliban.

Ma qua interviene quella che il Manzoni avrebbe detto esser la Provvidenza. L'esplosione infatti spezzò il blindato in due tronconi e uno di essi descrisse una lenta e silenziosa parabola in aria andando a posarsi come il dito di Allah sul nostro Santos. E sul cane.

Ora, Wikipedia mi dice che un Hummer, mezzo di trasporto dell'esercito statunitense cui probabilmente possiamo equiparare il trasporto dei nostri mercenari, pesa 6400 libbre, ovvero 2903 chilogrammi. Se supponiamo che la mina dei tali-tali-tali-taliban abbia spezzato il mezzo esattamente a metà, il povero Santos (e con lui il cane) dev'essersi beccato qualcosa come quasi una tonnellata e mezzo di acciaio in testa.

That's all folks.


No, non è proprio tutto. Sto leggendo in questi giorni In difesa delle cause perse. Materiali per la rivoluzione globale della mia musa, Slavoj Žižek. Come al solito, ho trovato di che affilare la mia panoplia di pensieri bellicosi. Ecco un passo in cui si toccano alcuni punti portanti del recente dibattito sulla legittimità della tortura:

... Esiste tuttavia una risposta popolare e apparentemente convincente, che viene data a coloro che sono preoccupati della recente pratica statunitense di torturare i prigionieri sospettati di terrorismo: "Cos'è tutto questo chiasso su questa questione? Gli Stati Uniti ora non fanno che ammettere (semi)apertamente che non solo lo hanno sempre fatto, ma che anche tutti gli altri stati lo fanno e lo hanno sempre fatto. Perlomeno adesso c'è meno ipocrisia..." Bisognerebbe rispondere a questo argomento con una semplice domanda: "Se gli esponenti de governo degli Stati Uniti vogliono dire solo questo, per quale motivo, allora, ce lo stanno dicendo? Perché non continuano a farlo in silenzio, come hanno fatto sino ad ora?" Vale a dire, che ciò che è proprio del linguaggio umano è lo scarto irriducibile tra il contenuto enunciato e il suo atto di enunciazione: "Tu stai dicendo questa cosa. Ma perché me lo stai dicendo apertamente ora?" Immaginiamo una moglie e un marito che convivono con un accordo tacito, in base al quale possono portare avanti in modo discreto relazioni extraconiugali; se tutto d'un tratto il marito racconta alla moglie di una relazione in corso, lei avrà delle buone ragioni per avere paura: "Se è solo un'avventura, perché me lo stai raccontando? Deve essere qualcosa di più!" L'atto di dichiarare qualcosa non è mai neutro, esso incide sul contenuto enunciato.
La stessa cosa vale per la recente ammissione aperta della tortura: nel novembre del 2005, il vicepresidente Dick Cheney disse che sconfiggere il terrorismo significava che "abbiamo un lavoro da fare... una sorta di lato oscuro... e buona parte di esso richiede di essere fatto silenziosamente, senza discussioni". Non stava forse parlando come un novello Kurtz? Così, quando sentiamo persone come Dick Cheney fare le loro oscene asserzioni riguardo alla necessità della tortura, dovremmo chiedere loro: "Se volete soltanto torturare in segreto alcuni sospetti terroristi, perché ce lo state dicendo pubblicamente?" La questione qui è: cosa si nasconde dietro queste affermazioni e spinge a farle?
... In un certo senso, coloro che, senza difendere apertamente la tortura , la accettano come un argomento legittimo di dibattito, sono più pericolosi di coloro che la assumono esplicitamente. La morale non è mai solo una questione di coscienza individuale. Essa prospera solo quando è sorretta da ciò che Hegel chiamava lo "spirito oggettivo", l'insieme di regole non scritte che formano lo sfondo di ogni attività individuale, dicendoci cosa è accettabile e cosa non lo è. Per esempio, il segno del progresso nelle nostre società è che non è necessario argomentare contro lo stupro: è "dogmaticamente" chiaro a tutti che stuprare è sbagliato, e tutti noi senitamo che anche argomentare contro di esso sarebbe troppo. Nel caso in cui qualcuno difendesse la legittimità dello stupro, sarebbe un triste segno essere costretti ad argomentare contro di lui: egli dovrebbe semplicemente apparire ridicolo.
Ragion per cui, le più grandi vittime dell'ammissione pubblica della tortura siamo tutti noi, il pubblico che ne viene informato. Dobbiamo essere consapevoli che una parte preziosa della nostra identità collettiva è andata irrimediabilmente persa. Siamo nel mezzo di un processo di corruzione morale: coloro che detengono il potere stanno letteralmente cercando di spezzare una parte della nostra ossatura etica, di attenuare e dissolvere ciò che rappresenta probabilmente la più grande acquisizione della civiltà, la crescita della nostra sensibilità morale spontanea.

lunedì 11 maggio 2009

"Russia is nothing" disse Lenin.



Udine, un pomeriggio di maggio.

Io e il Debosciato prendiamo posto nella chiesa di San Francesco: aspettiamo la prossima conferenza di Vicino Lontano, una delle occasioni culturali più stimolanti tra quelle che hanno luogo in questa regione di confine. Da bravi pseudointellettuali da due lire, non conosciamo il programma della conferenza cui stiamo per assistere.

Ad un certo punto ci passa a fianco un tizio che parla in inglese. Sembra Lenin.

- Tò, guarda quell'inglese, sembra Lenin.
- E' vero. Chi cazzo sarà?
- Sarà il direttore dell'Economist, che Berlusconi ha detto che sembra Lenin.
- Hahah!
- Hahah!

Il tipo si siede sul palco. Arriva la presentatrice.

- E' oggi con noi Bill Emmott, ex direttore dell'Economist...

Hahah.

A parte le cazzate, non è male Bill Emmott. Intendiamoci, è il solito perfido capitalista e feroce britannico, un autentico figlio di puttana. Ma è intelligente... e ha stile, il che non è cosa da poco. Insomma una conferenza interessante, quella a cui abbiamo assistito io e il Debosciato.

Ma una cazzata in particolare Bill l'ha detta, e grossa. La Russia, diceva, è soltanto un'Arabia Saudita con più abitanti: un mero fornitore di petrolio e gas senza capacità produttiva propria. In confronto alla Cina, ha detto Bill, Russia is nothing.

Dal punto di vista economico è indubbiamente vero e, da buon fanatico del mercato, il buon Bill pensa un po' come un marxista vecchia scuola: l'economia è struttura. Ahimé le cose sono un po' più complesse. Sarà anche soltanto un fornitore di gas e petrolio, ma ci sono pochi stati al mondo che possano disporre di un simile e secolare capitale simbolico imperiale.


Povera mia I-dea.



L'eredità di Camillo Berneri insegna che l'anarchismo, come tutti i movimenti radicali, è soggetto a casi particolarmente acuti di cretinismo. Uno di quelli da lui criticato, giustamente, era il dogma dell'astensionismo (questo non significa che vado a votare alle prossime elezioni, ragazzi, col cazzo). Berneri criticò anche il tradizionale (tradizionalista) ateismo anarchico, preferendovi l'agnositicsmo. Il coraggio di muovere simili critiche dall'interno al movimento anarchico nella prima metà del Novecento dev'essere un'ispirazione, non è facile avere un pensiero autenticamente antidogmatico. Bene, ecco un esempio di cretinismo anarchico d'oggidì:

E' un peccato che in anni di attentati farsa di fantomatiche federazioni anarchiche informali e altrettanto dubbi anarcoinsurrezionalisti (classici e sempre benvenuti scherzi dei nostri amici servizi segreti italiani) l'autentico movimento anarchico debba salire agli onori della cronaca soltanto per una simile stronzata.

Ora, io non credo che l'invito fatto da Napolitano a Licia Rognini sia parte di un complotto di erosione della memoria, un tentativo di mettere definitivamente a tacere verità scomode. Insomma non credo che sia paragonabile al tentativo Pansa-Violante di parificare nella memoria partigiani e repubblichini. 

Credo invece che Napolitano l'abbia fatto in buona fede. Potrei sbagliarmi.

Ma anche se mi sbagliassi, credo che comunque bisogni rispettare la scelta di Licia Rognini, vedova Pinelli. Perché un anarchico che dimentica l'Umanità è soltanto un nichilista. Niente di diverso dal potere che tanto disprezza, e forse qualcosa di peggio.

E c'è dell'altro.

E' giusto continuare a chiedere giustizia per il sangue di Pinelli, è giusto lottare perché ciò che è avvenuto non venga dimenticato e strappare il sudario con cui hanno coperto la verità, quel sudario che lo stato chiama giustizia. 

E' invece semplicemente imbecille continuare a simpatizzare con gli atti di chi, negli anni '70, prese le armi. Simpatizzare: uso questo termine perché scritte come quella della foto non esprimono solamente una dogmatica e artificiale solidarietà con un'idea fittizia dell'Uomo che fu Pinelli, ma rimuovono colpevolmente la conclusione della vicenda di Calabresi.

E' imbecille simpatizzare (magari solo di nascosto) con chi prese le armi, perché quegli stronzi affossarono del tutto la Rivoluzione in Italia. E perché se anche, per assurdo, quegli stronzi avessero fatto la rivoluzione, sarebbe stata soltanto un bagno di sangue (quasi ogni rivoluzione lo è, ma alcune non sono soltanto questo). Chi prese le armi fu un banale assassino. 

I tempi della Battaglia, quelli di cui andar fieri, sono ben altri.


Pinelli fu assassinato. E dimenticato in quanto anarchico. Calabresi fu assassino? Non lo so. Assassinato di sicuro. Per cui cari compagni, da bravo anarchico celebro una delle nostre prerogative: mi dissocio, e vaffanculo.

martedì 5 maggio 2009

Yesss...

Oggi vi dedico una canzone che mi gira in testa da tutto il giorno. Dev'esser colpa di quel diamine di go kart...

Pirateria berbera.



Gente, so che ve l'ho già detto e che sono ripetitivo, ma a me 'sti pilati somali fan uscire di testa. Sono tagliagole a tradimento e tutto quel che vi pare. La maggior parte di loro son pure integralisti reduci delle Corti Islamiche (oops... non vi avevo detto che mi piacciono pure le Corti Islamiche somale?), ma non riesco a sentire la parola "pirata" in tivvù senza provare un libidinoso fremito libertario. Che ci volete fare, sono quello che sono.


domenica 3 maggio 2009

Infinito regresso.



«Qual è stata la mia colpa?» dissi «Colpa per la quale sono costretto a far ciò?».
«O la tua azione meritevole, il tuo merito?».
«Non lo so» ammisi.
Dio disse: «Perché non sei Dio».
«Ma tu lo sai» dissi. «O forse non lo sai e stai cercando di scoprirlo». E si scatenò un infinito regresso.
«Infinito» disse Dio. «Riprova. Sto aspettando».
Conversazione tra Phil e Dio, 17-11-80.

Se c’è uno scrittore che ha influenzato il mio modo di vedere il mondo, è Philip K. Dick. Come ogni buon adolescente dovrebbe fare, lessi L’uomo nell’alto castello (ai tempi la traduzione italiana si chiamava ancora La svastica sul sole) quando avevo sedici anni o poco più, e quel libro cambiò definitivamente le mie idee su ciò che è “reale”. Mi regalò inoltre il sostegno saggio e a volte beffardo degli spiriti che animano il Libro dei mutamenti.
L’ultima pagina di Ubik, qualche tempo dopo, mi diede un’esaltazione tale che la ricordo come fosse ieri. Quel che si può dire di Phil Dick è che pochi scrittori contemporanei sono riusciti a penetrare così a fondo i dilemmi che da sempre occupano il pensiero dell’uomo e a esprimerli in un modo tanto consono alla cultura del loro tempo. Nel caso di Phil, con la fantascienza. Anche trash.


Ho finito di leggere da poco Divine Invasioni. La vita di Philip K. Dick di Lawrence Sutin (Fanucci 2001) e mi è venuta una voglia irrefrenabile di riprendere in mano tutti i libri del vecchio Phil e divorarli uno dopo l’altro. E di certo lo farò nei prossimi mesi. Quanto alla biografia è una delle migliori che abbia letto, come conferma Paul Williams nell’introduzione:

Il genere biografico è una forma di narrativa che necessita di un intreccio ma, per il fatto di voler rappresentare la verità su di una persona, è veramente un genere infido, e assai di rado si può leggere la biografia di un amico e riconoscervi, addirittura, la persona che vi viene descritta. Sono felice di dire che, in questo libro, non solo riconosco il mio amico ma, avendolo letto, ora lo conosco meglio.

Son quattrocento pagine che si divorano in pochi giorni e fanno chiarezza su molti aspetti della vita di Dick, smentendo molti luoghi comuni (per esempio la leggenda sulle sue assidue frequentazioni dell’acido lisergico) e confermandone altri (per esempio la leggenda sulle sue assidue frequentazioni delle anfetamine): il ritratto che ne risulta è quello di una persona di profonda umanità, tenera nelle difficoltà relazionali comuni in chi è toccato da intelligenza assolutamente al di fuori della media. Ci sono diversi avvenimenti nella vita di Phil che consentono di comprendere meglio la sua opera: la gemella morta poco dopo la nascita, il rapporto con droghe e psichiatria (gli psichiatri che si cimentarono con Phil fecero figure barbine degne del dottor S. di sveviana memoria), le donne, la gnosi. Sopra a ogni altro, però, c’è un momento che si impone come punto cardine dell’esperienza dickiana:

2-3-74.

Questa è la sigla con cui Phil indicava i mesi di febbraio e marzo 1974, durante i quali una serie incessante di visioni e rivelazioni furono proiettate nella sua mente. Sutin ne parla con il distacco necessario quando si tratta simili avvenimenti, e proprio questo approccio (mutuato peraltro dallo stesso Dick, che non smise mai di ridere delle proprie esperienze) chiarisce un punto fondamentale: la vita di Phil Dick fu in tutto e per tutto paragonabile a quella dei personaggi di Phil Dick, perlomeno per Phil Dick. E chi ha orecchie per intendere intenda.

Insomma, leggete questa cacchio di biografia, e poi sparatevi pure tutti i libri di Philip K. Dick che riuscirete a trovare. Altrimenti col cazzo che uscirete dalla Prigione di Ferro Nera che vi imprigiona senza che ve ne rendiate conto e non raggiungerete mai il Giardino di Palme. Io sono vivo, voi siete morti.

sabato 2 maggio 2009

Franza o Spagna.



Questa è l'Italia dell'annus Domini 1600: tempi d'oro. Sono convinto che il XX secolo e il primo decennio del XXI abbiano stabilito senza possibilità di smentita che gli Italiani non sono in grado di autogovernarsi. Non possono, o perlomeno non lo meritano. Oltretutto, è dimostrato anche (ma questo già dal XIX secolo) che il sentimento patrio qui da noi si esprime sempre in modo farsesco, meschino, francamente patetico, anche nelle sue declinazioni più drammatiche.

Oggidì il cervello di nove italiani su dieci (è una mia stima approssimativa) è definitivamente fottuto: padri di famiglia plaudono un vecchio satiro che monta una ragazzetta di diciotto anni pur sapendo che se il loro vicino facesse lo stesso invocherebbero il suo arresto. Questo perché il vecchio satiro incarna e incanala su di sé le peggiori pulsioni di questo popolo infame. E non c'è luce alla fine del tunnel, per l'Italia: non credo che le prossime generazioni ci riservino grandi speranze, nonostante tutto.

Mi appello quindi idealmente ai nostri vicini europei. Francesi, Tedeschi, Inglesi... chiunque, divisi o in coalizione unitaria, con fare leggero o tallone d'acciaio, io vi prego:

Invadeteci.

mercoledì 29 aprile 2009

Tocchiamoci.



Dunque, facciamo un breve riepilogo.

- Scontri di Genova.

- 11 Settembre.

- Guerra in Afghanistan.

- Guerra in Iraq.

- Crisi economica mondiale.

- Ricomparsa sui mari dei pirati dopo tre secoli (yu-huuuuu!).

- Terremoto.

- Straripamenti di fiume.

- Peste dei porci.

C'era sempre lui al governo. Non so voi, io mi compro il cornetto di corallo.

Κωνσταντινούπολις II



1242 d.C., Armenia.

L'occhio vuoto del corvo guardava dall'alto il campo di battaglia, senza capire. Descrisse un goffo volteggio nell'aria e atterrò con due salti su un corpo insanguinato. Tutt'attorno migliaia di suoi simili si aggiravano tra i caduti e i moribondi, consumando un pasto mai visto prima. 

Spade, vessilli e lance si protendevano al cielo, accompagnati dai lamenti dei feriti: le preghiere dei Romani si fondevano a quelle degli Armeni nell'invocazione dello stesso Dio. Le armate cristiane, schiantate dallo sforzo dello scontro, si erano ritirate nuovamente sulle alture rocciose da cui avevano teso l'agguato, lasciando sul campo il più grande numero di perdite che l'Impero avesse subito dai tempi di Adrianopoli. 

La saggezza del basileo Manuele II Comneno fu nello schierare in prima fila i robusti alleati armeni - avrebbe commentato un cronachista due secoli più tardi.

L'altro schieramento era ormai scomparso all'orizzonte in una nuvola di polvere. I suoi guerrieri erano caduti in silenzio alzando lo sguardo al grande Cielo Azzurro. Erano morti per il Khan. Ora l'Orda immensa si ritirava verso meridione, verso i grandi spazi. Lontano da quella gola e da quelle rocce che avevano impedito le manovre consuete. Lontano da quei Romani da troppo tempo acconciati a guerreggiare con i fratelli Turchi. Per una volta il drago avrebbe ritirato le sue fauci, e l'imperatore della Città d'Oro avrebbe potuto dormire tranquillo ancora qualche notte. Ma sarebbero tornati.

Fino a quando l'ultimo grande signore d'Oriente, Tamerlano, non spirò l'ultimo respiro rendendo l'anima all'abisso che lo partorì - scrisse in seguito lo stesso cronista - nessun Romano poté udire il suono degli zoccoli lanciati alla carica senza sentire il sangue gelare.

lunedì 27 aprile 2009

Mondi in collasso.



Mi mancheranno tanto i tuoi mondi in collasso. Grazie.

I lemuri dei crocevia.

Questo è un racconto di fantasia, ogni riferimento è purissimamente casuale.

La strada è umida alle 4 del mattino, fa freddo. Ritorno un po' circospetto ma tranquillo. Guido piano, attaccato a un'altra auto. Con me, la coppia degli Avvocati e la Menade. La cena nella magione dei Biondi è stata piacevole. Ma manca poco a casa, ancora qualche centinaio di metri e passerò il ponte metallico che l'Imperatore pose sul grande fiume: da lì, la via è breve e lieta.

All'improvviso una luce bianca c'illumina. Diamine. Accosto, abbasso il finestrino. Sì, i documenti, lo so. Non è nemmeno l'alba, perdio, e io provo solidarietà per chi lavora la notte. Mi viene istintivo scusarmi se lo faccio aspettare.

E' l'auto di mia nonna, sa, non so bene dove sono i documenti.

Voleva essere un modo per essere gentile. Non a caso ci rimango un po' di cazzo quando il lemure dei crocevia si rivela tale e mi risponde burbero che non devo tentare di giustificarmi, che l'auto potrebbe essere rubata e che è mio dovere sapere dove sono i documenti quando guido un'auto. I soprusi mi innervosiscono, ma la mancanza di senso dell'umorismo è ciò che più di tutto mi prende alla sprovvista. L'Avvocato vicino a me sghignazza, io mormoro che non mi risulta che mia nonna rubi le macchine.

Poi si arriva al dunque, solita trafila: Lei ha? Si ma. Allora facciamo il.

E facciamolo, il. Soffio nella malefica macchinetta. Oooops. Ora, non è la prima volta che piglio una multa. Non sono solito lamentarmi o piangere il morto, è una questione di responsabilità. Se ho bevuto un bicchiere subito prima di partire, magari so che posso guidare ma accetto la possibilità che i me sifoni la patente, come si dice dalle mie parti. Però la scortesia infastidisce.

La cosa divertente è che a quel punto il mio equipaggio esce dall'auto. I legulei sono un tantino sul piede di guerra. Il lemure chiede ma voi siete avvocati? E come per magia, le illazioni sull'auto di mia nonna diventano il suo modo di scherzare, era un modo di rompere il ghiaccio

Haha.

Guardo la targa. Il numero della bestia.

Haha.

Tanto vale buttarla in ridere. Firmo le carte con svolazzi settecenteschi. Faccio più autografi di Sting, stasera.

Soffiano anche gli altri. Tranne l'Avvocato. Non serve che soffi, lui: farebbe troppo Paura e delirio a Las Vegas

Ma buon sangue non mente. Centinaia di generazioni longobarde vorrano pur dir qualcosa. La Menade è intonsa, ci porta a casa.

Scherzi a parte, con tutte quelle firme mi sa che mi arriverà per posta un'enciclopedia rossa e blu.

giovedì 16 aprile 2009

Telefono čhase.


La fantasia dei popoli
che è giunta fino a noi
non viene dalle stelle...
alla riscossa stupidi
che i fiumi sono in piena
potete stare a galla.

Franco Battiato, Up patriots to arms.


Questo ragnone, come altri animali a lui affini, fa parte del complesso delle cosiddette linee di Nazca, in Perù. Le leggende locali dicono che furono tracciate da un antico popolo predecessore degli Incas. Oggi però, eminenti studiosi accreditati in tutto il mondo da quel tribunale supremo che è il demos ci informano che queste opere non possono essere frutto di mano umana. Le linee di Nazca, si dice, sono troppo vaste per poter essere apprezzate da terra, quindi chi le ha disegnate doveva per forza essere in possesso di aeromobili, se non di astronavi.

Mh.
 
Questa è la fortezza di Palmanova, in provincia di Udine.


La storia ufficiale dice che fu edificata dai Veneziani alla fine del XVI secolo per difendersi dagli Austriaci e dalle incursioni dei mastini della Sublime Porta.

Sciocchezze. L'ho sempre detto io, che el caregon de Manzan xe una rampa de lancio per le astronavi dei Furlani.

martedì 14 aprile 2009

Ricorrenze.



Sono sbadato ultimamente, mi capita di dimenticare un sacco di cose. Omaggi, compleanni di persone care. Troppa luce attorno fa perdere lucidità, aumenta la mia tendenza a essere monade. E mona, a volte.

Tra queste dimenticanze, il compleanno del Libro di Urizen: un anno e tre giorni fa pubblicavo il resoconto del mio primo viaggio in Kurdistan, dando il via a qualcosa che non pensavo sarebbe andato avanti così a lungo. Forse vostro malgrado, penso di avere ancora delle cose da dire. Per me stesso, per mettere in riga un paio di idee. E per chi avrà voglia di farmi compagnia.

Ringrazio quindi coloro i quali hanno avuto la pazienza di tornare qui ogni tanto, ad ascoltare i deliri di un anarchico bizantino.


Grazie a mastro Tic, il cui blog mi fece venir voglia di scriverne uno mio. Grazie ai lettori di sempre: grazie a Yod per le lettere affilate e l'ironia, grazie a Lapsuscalami per l'affinità rara, grazie a Wowsuper cui spero di far sentire un po' d'aria di casa in teutoniche vette, grazie a Gabbo il mio eterno e demonico alter ego, grazie all'Adespoto interlocutore fecondo e fraterno, grazie al signor K. anche pel consiglio de ieri, grazie a Can Sboldro perché, come si dice in questi casi, questo potrebbe essere l'inizio di una bella amicizia, grazie al Mammifero Bipede che speaks in my language, grazie a quel pallino che compare su Izmir ogni tanto nella geolocalizzazione, grazie a Nenka per la saggezza bonaria e a Stranafoglia per il karma luminoso. Grazie a chi ho dimenticato come un coglione (vi avevo avvertito in apertura del post) e grazie a quei lettori silenziosi che so esserci qui e là sparsi per la penisola.

NIKA! NIKA! NIKA!